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Il Metodo Base
Respirazione
   
Intervista ad Alessandro Patalini
Intervista ad Alessandro Patalini
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Giovanna Canetti

La prima intervista rilasciata dal M°
ALESSANDRO PATALINI.

Sul portale
www.cantarelopera.com

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Intervista ad Alessandro Patalini

"Ho un problema di fiato..."

Disequilibrio neuromuscolare del diaframma

La inspirazione con i muscoli accessori

La respirazione istintiva in sintesi

La respirazione per il canto lirico

Se rilascio il diaframma perdo tutto il fiato?

L’attacco

   

Ritrovare la postura “neutra” del diaframma

   

La inspirazione profonda

   

La espirazione completa

   

La tenuta del fiato

   

Il Sostegno diaframmatico

   

La pressione sottoglottica

   

L’Appoggio diaframmatico

   

L’Appoggio passivo

   

L’Appoggio attivo

   

Le indicazioni respiratorie nella tradizione didattica del canto e le loro conseguenze

   

1: “Mantenere il diaframma basso”

   

L’intervento della muscolatura intercostale

2: “Sbadigliare mentre si canta”

   

Lo stress da prestazione

"L’importanza di un approccio multidisciplinare alla voce artistica”del dott. Graziano Brozzi*

Amici per la voce” della dott.ssa Roberta Mazzocchi*

 


 

"La respirazione per il canto lirico"

 

 

 

 

La naturalezza

I giovani cantanti spesso sono disorientati dal confronto fra una professione che sempre più privilegia la regolarità del livello di rendimento, e una didattica basata su metodiche intuitive, tendenzialmente fragili all’impatto con lo stress da prestazione.

il canto “naturale”, a mio parere, è quello che conosce la natura umana al punto da riuscire ad adattarla alle esigenze del linguaggio canoro lirico, che non è affatto spontaneo, soprattutto nella sua componente respiratoria.

Molti giovani cantanti, spesso, hanno voci con spiccate qualità naturali di volume, timbro, estensione, ma mai un istintivo dominio della respirazione.

Essi non riescono a gestire la voce con continuità e, quindi, a raggiungere e/o mantenere un livello professionale, perché affrontano la respirazione con una  istintività inconsapevole di quanto questa può incidere sula fonazione.

Questo porta facilmente a sovrapporre alla respirazione naturale, delle prassi dettate dai bisogni momentanei del canto, che finiscono per alterare la respirazione naturale impedendo che venga appresa una tecnica consapevole e davvero utile al canto.

Ne consegue un progressivo squilibrio della stessa istintività fonatoria, con il cantante, spesso dopo anni di studio, che avverte difficoltà vocali e confusione tecnica.

A questo punto lo studio della tecnica respiratoria presuppone come suo primo passo, la “riscoperta” di una <metodica toraco-diaframmatica […] primitivamente posseduta dal soggetto>[1], in modo che, successivamente, si possa procedere al riequilibrio della fonazione.

 

 

  

Ho un problema di fiato…”;

In genere il cantante si interessa alla respirazione solo quando avverte dei problemi vocali. La sua attenzione, infatti, è dedicata principalmente alla fonazione, al suono, e spesso, addirittura, antepone gli obbiettivi vocali alle regole fisiologiche della respirazione.

Ciò è profondamente scorretto, perché il corpo, invece, è istintivamente portato ad assicurare alla respirazione un ruolo prioritario.

Il cantante non consapevole, quindi, rischia di capovolgere un ordine di priorità scritto nello strato più profondo della fisiologia umana.

Ciò  è paradossale non solo a livello logico (va ricordato che si può vivere senza cantare, ma non senza respirare!), ma anche a livello strettamente vocale, perché le corde vocali, senza il passaggio dell’aria non possono vibrare, ma anche perché ogni movimento del principale muscolo respiratorio, il diaframma addominale, è capace di condizionare profondamente la postura del collo e quindi la funzionalità della laringe e delle cavità di risonanza.

Facendoci avvertire delle difficoltà nel canto (la gola che si chiude, la laringe che sale, la lingua che si irrigidisce, il senso di fatica e di ansia), il corpo ci segnala che nei movimenti del diaframma c’è un pericoloso disequilibrio!

Iniziamo allora a scoprire che quel che definiamo indistintamente “fiato”, è una realtà complessa, un insieme di funzioni che coinvolgono sì la respirazione ed il canto, ma anche la postura, le funzioni gastro-intestinali, la concentrazione mentale.

All’inizio di un nuovo percorso sembra tutto complicato, ma basta un po’ di attenzione e qualche informazione corretta per metterci sulla buona strada.

Il Metodo Base serve proprio a questo!

 

 

La Respirazione istintiva

La respirazione è costituita dalla scambio gassoso fra l’atmosfera e gli alveoli polmonari e avviene grazie all’alternarsi all’interno della gabbia toracica delle condizioni di depressione e pressione che danno luogo, rispettivamente, a inspirazione ed espirazione e che insieme costituiscono il ciclo respiratorio.

 

   

 

Il diaframma

Principale motore di questi movimenti alternati è il diaframma addominale.

Come dice il suo nome esso ha il compito di separare (-framma da “frango”, in latino, “separo”) la zona toracica da quella addominale, ma insieme tenerle in contatto (dia- preposizione che in greco indica “per” “attraverso”).

Cenni di anatomia

Esso è composto di due parti, una muscolare e l’altra tendinea.

La parte muscolare consiste di un fitto insieme di sottili fibre muscolari che sono connesse alla colonna vertebrale, alle costole, allo sterno.

Grazie alle diverse connessioni con l’apparato osseo la parte muscolare del diaframma può essere quindi divisa in tre parti: vertebrale, detta anche pilastri del diaframma, costale e sternale.

La parte tendinea, chiamata centro frenico, è una lamina fibrosa che occupa la parte centrale del diaframma.

La parte tendinea, grazie ad una fitta serie di connessioni chiamata sistema sospensore del diaframma, in alto è appesa alla parte superiore della colonna vertebrale (fino alle vertebre cervicali), alla parte superiore dello sterno e alla articolazione temporo-mandibolare.

 

La inspirazione

La contrazione del diaframma produce la depressione intratoracica responsabile della inspirazione e può avvenire sia per impulso del sistema nervoso autonomo, e quindi in modo involontario, come quando dormiamo, sia per comando del sistema nervoso cosciente, come quando ci riforniamo d’aria prima di cantare.

Questo movimento verso il basso pone in tensione il sistema sospensore del diaframma (che in una inspirazione molto ampia, quindi, tende a spostare in avanti il collo e la mandibola), che accumula una energia elastica che serve nella espirazione.

 

 

 

La espirazione

La espirazione ha inizio con la cessazione dell’attività del diaframma, che viene richiamato in alto grazie al rilascio delle sue stesse fibre e dal ritorno a riposo del sistema sospensore che si era allungato e teso, proprio come un elastico, durante la inspirazione.

La espirazione, quindi, avviene elasticamente e con il minimo dispendio di energia, perché sfrutta il ritorno in quiete del diaframma e delle strutture ad esso collegate.

 

Il ruolo respiratorio della muscolatura addominale

Il diaframma, contraendosi, sposta la massa viscerale, che è contenuta dai muscoli della parete addominale (piccoli e grandi obliqui, trasverso dell’addome e retto dell’addome) e dal perineo, detto anche pavimento pelvico, o secondo diaframma.

Se questi muscoli sono contratti, ovviamente, la massa viscerale non può essere spostata dal diaframma che, di conseguenza, è ostacolato nei suoi movimenti. In questo caso i muscoli dell’addome si comportano come Inspiratori Antagonisti, poiché, appunto, contrastano l’attività del diaframma.

Questa attività antagonistica è assolutamente non istintiva, ma è stimolata solo i caso di profondi disequilibri del diaframma e della colonna vertebrale.

Gli stessi muscoli addominali possono essere utilizzati durante la espirazione, perché, premendo la massa viscerale verso dentro, aiutano indirettamente il diaframma a risalire nella sua posizione di riposo. In questo caso questi muscoli si comportano da Espiratori Accessori, ed hanno una funzione assolutamente naturale e non in antagonismo con il diaframma.

 

 

Le posture del diaframma

Nella sua incessante e ciclica attività di contrazione (depressione intratoracica – inspirazione) e rilascio (pressione intratoracica – espirazione), il diaframma è costantemente in movimento per assicurare la funzione respiratoria che per il corpo è di importanza vitale.

 Questo ciclo può essere turbato per varie ragioni: emotive, posturali, di difesa, di sforzo, che richiedono l’occasionale blocco del diaframma.

Dopo queste occasioni di emergenza, tutto dovrebbe tornare in equilibrio, ma spesso, il protrarsi delle ragioni che hanno portato al blocco causa un progressivo mantenimento del diaframma in posizione contratta. In questo caso si dice che il diaframma assume una posizione abituale più bassa di quella neutra.

Ciò produce degli squilibri respiratori, perché a causa del mancato o incompleto rilascio, la espirazione diviene sempre più difficoltosa, e di conseguenza, si riesce ad inspirare sempre meno, provocando il senso di “fame d’aria”.

Anche a livello laringeo, le conseguenze sono negative, perché la forte e costante pressione che il diaframma esercita sullo sfintere gastrico stimola la contrazione degli altri sfinteri principali, quello laringeo e quello anale.

Effetti deleteri si hanno anche a livello gastrointestinale (con tendenza al reflusso gastroesofageo e ernia iatale), posturale (eccessiva lordosi lombare e cervicale), emotiva (aumento dell’ansia, soprattutto in condizioni di stress), che vengono risolti davvero solo se vengono ripristinate le condizioni ottimali di rilascio del diaframma.

 

Disequilibrio neuromuscolare del diaframma

La tenuta in contrazione forzata di un muscolo per troppo tempo (non un lavoro armonico di contrazione-decontrazione che ogni muscolo dovrebbe seguire) determina una modificazione qualitativa del muscolo stesso.

Tale modificazione consiste nel fatto che le fibre muscolari si riducono inpercentuale a favore di cellule fibrose.

Questa modificazione si ritienesia la risposta naturale adattativa del corpo alla richiesta di un continuo irrigidimento di un muscolo. In pratica la natura dice: se questo muscolo ti serve sempre contratto, cioè corto e rigido, io man mano te lo rendo corto e rigido in modo che tu non debba più sforzarti.

Il lavoro di un muscolo dovrebbe tendere sempre ad usare TUTTA la sua capacità di escursione.

Cioè la contrazione deve essere graduale dalla posizione di riposo fino al massimo accorciamento e il rilassamento deve riportare il muscolo alla lunghezza originale.

Un allenamento per la "massa" (come fanno nel nostro esempio i culturisti) esercita  il muscolo solo per alcuni centimetri di contrazione (da unacontrazione lieve fino ad una massimale di solito...) il che gonfia il muscolo, ma lo rende anelastico e debole. 

Per questo paragrafo ringrazio la Dott.ssa L. Finamore, neurologo, Roma

 

La inspirazione con i muscoli accessori

Se le condizioni di disequilibrio del diaframma si protraggono nel tempo, diviene sempre più istintivo il ricorso all’utilizzo della muscolatura inspiratoria accessoria (nucali, scapolari, sterno-cleido-mastoidei, intercostali).

Adottare questo tipo di inspirazione significa quindi avere un disagio, e non risolverlo.

L’utilizzo di questi muscoli, principalmente destinati ad altri movimenti, causa un aumento della spesa energetica (ricordiamoci che essi intervengono, utilizzando energia, proprio perché il diaframma non si rilascia, e quindi è contratto anch’esso e consuma energia), ma causa anche problemi respiratori e posturali.

A livello respiratorio, infatti, dato che questi muscoli tendono a rilasciarsi molto difficilmente, l’aria che inspiriamo grazie ad essi diviene difficile da espirare.

A livello posturale, dato che questi muscoli dovrebbero principalmente servirci per muovere testa, spalle e torace, se li utilizziamo per respirare, non possono adempiere ai loro compiti principali.

Nuca, testa, collo, torace, diventano rigidi e impacciati. Il loro utilizzo, quindi, provoca ulteriori problemi: la respirazione è sempre meno fluida, il senso di “fame d’aria” aumenta e ci si “ingolfa” a causa di successive inspirazioni sempre meno efficaci perché, di fatto, il problema è che non abbiamo espirato!

Ricorda noci, poi, che nel collo e nella testa ci sono la laringe e le cavità di risonanza, è evidente che tali squilibri respiratori, creano problemi indirettamente anche alla fonazione, alla proiezione ed alla risonanza.

 

 

 

La respirazione istintiva in sintesi

Il diaframma è un muscolo semi-volontario, che, cioè, si contrae sia su impulso del sistema autonomo (assicurando la respirazione anche durante il sonno, ad esempio), sia per comando volontario (come nel canto); la sua attività, in ogni caso, riguarda esclusivamente la inspirazione, che, appunto, nasce dalla depressione intratoracica   prodotta dalla contrazione delle fibre diaframmatiche che abbassa il centro frenico.

Il rilascio delle fibre ed il ritorno in quiete del sistema sospensore, permettono il ritorno del centro frenico alla sua posizione di riposo, e producono la pressione intratoracica e la conseguente espirazione.

 Ciò non prevede alcuno sforzo delle fibre muscolari che compongono il diaframma.

Nel caso di una espirazione completa, la risalita del diaframma deve essere aiutata dalla pressione della massa viscerale che viene sospinta contro il diaframma dalla contrazione dei muscoli addominali, che si comportano, quindi, come espiratori accessori.

Nel caso in cui, invece, detti muscoli siano contratti durante la inspirazione, si comportano da inspiratori antagonisti e limitano la discesa del diaframma.

L’antagonismo muscolare che ne deriva tende a far mantenere la contrazione del diaframma anche in espirazione, accorciandone le fibre, e riducendone elasticità e forza. Il blocco diaframmatico reca facilmente ad una serie di problemi di fisiologia generale che si ripercuotono direttamente anche nel canto.

  

La respirazione per il canto lirico

 

 
Dato che si canta espirando, si è facilmente indotti a prestare poca attenzione alla inspirazione.

Dell’intero ciclo respiratorio, poi, viene considerata fondamentale la quantità d’aria.

Nel canto, però, le frasi lunghe, che giustificherebbero una presa d’aria particolarmente consistente, sono la minoranza, anzi, spesso il cantante inesperto si trova in difficoltà proprio a causa di una successione di brevi frasi inframmezzate da pause altrettanto brevi, a causa delle quali si “ingolfa” per l’aver troppa aria rispetto alle esigenze.

È chiaro dunque che <la quantità d’aria inspirata è molto meno importante della sua espirazione regolare, del suo dosaggio, e del saperla gestire>[2], mentre l’istintivo convincimento che per cantare serva molto fiato conduce facilmente all’errore di <trattenere il fiato per non sprecarlo>[3].

Nella didattica del canto, poi, la raccomandazione sull’importanza della gestione del fiato, viene spesso accompagnata da termini quali “mantenere”, “tenere”, “trattenere” il diaframma in posizione inspiratoria, cosa che implica, sia a livello linguistico che istintivo, l’idea di tener fermo il diaframma.

Le esigenze del canto, invece, vanno in direzione opposta, dato che senza un flusso di aria le corde non possono vibrare, e bloccare il diaframma, mantenerlo in una qualsiasi posizione, significa trattenere la espirazione.

Abbiamo visto sopra che, inoltre, il blocco del diaframma ha ripercussioni pericolose sulla libertà della laringe e del vocal tract.

La prima qualità del flusso aereo, quindi, è la continuità, che viene assicurata dal ritorno del diaframma verso l’alto, inizialmente grazie al rilascio delle sue fibre ed alla retrazione elastica del sistema sospensore, e poi con l’aiuto della muscolatura addominale utilizzata in senso espiratorio accessorio.

 

 

Se rilascio il diaframma perdo tutto il fiato?

Se il diaframma è “corto” ovvero le sue fibre sono costantemente contratte, come nella postura che si assume gestendo abitualmente la espirazione col diaframma “basso”, la inspirazione è corta, tende moltissimo il diaframma (perché partendo da una postura già contratta, per inspirare deve compiere uno sforzo estremo) e causa un suo successivo rilascio molto violento e veloce.

Questo produce una pressione espiratoria molto alta con una sorta di “contraccolpo” all’inizio della espirazione.

Questo flusso aereo ad alta pressione, inoltre, incontra la laringe irrigidita per il riflesso di contrazione dato dalla eccessiva pressione esercitata sullo sfintere laringeo. Il risultato è un senso di costrizione della gola, fatica a cantare e insieme veloce dispersione della riserva d’aria.

Il tentativo istintivo di controllare questo rilascio violento, porta a bloccare ancor più il diaframma, ma, anche in questo caso, il rimedio è peggiore del male.

 

 

 

 

 

 

L’attacco

Ovviamente, se nello stesso momento si vuole produrre un suono, questa pressione di aria rappresenta un colpo estremamente dannoso per le corde vocali.

La nota di attacco sarà dura e forzata a causa sia della pressione dell’aria che della contrazione della laringe, ma è inutile prendersela con le corde vocali!

Come primo passo per ristabilire un buon rapporto fra il fiato e il suono, quindi, bisogna inspirare fluidamente, e non bloccare il diaframma prima di cominciare ad espirare, in modo da non incorrere in irrigidimenti laringei e posturali deleteri per il canto.

 

 

 

 

Ritrovare la postura “neutra” del diaframma

Per migliorare progressivamente la fluidità della inspirazione, è bene imparare a ristabilire la corretta postura che il diaframma assume con suo completo rilascio, che possiamo definire postura “neutra”, spesso molto più alta di quella che il diaframma assume abitualmente.

Ciò si ottiene imparando a svuotarsi completamente.

Appena rilassato il diaframma, il cantante avverte maggiore possibilità di presa d’aria e la possibilità di migliorare la postura del collo e della schiena.

 

 

 

 

 

 

La inspirazione profonda

Dalla postura “neutra” la contrazione inspiratoria inizia sulla parte vertebrale, o pilastri del diaframma.

È per questo che spesso una buona respirazione viene percepita come una espansione della zona lombare della schiena.

Questa contrazione viene facilitata dal rilassamento del perineo, che accoglie lo spostamento della massa viscerale a contatto con i pilastri.

Se il rifornimento di aria prosegue, il diaframma si contrae progressivamente anche nei suoi fasci costali e sternali, muovendo verso il basso e in avanti la massa viscerale, che viene accolta dalla muscolatura addominale che si rilassa.

L’addome si “gonfia” (apparentemente, dato che è già pieno per sua natura e il fiato non va certo nella pancia, immagine abusata dalle didattiche “istintive”) come seguendo il propagarsi di una onda che procede dal basso verso l’alto e da dietro verso avanti.

Se il capo superiore del sistema sospensore del diaframma è stabile, ovvero se la postura cervicale è salda, questa espansione dell’addome non è assolutamente eccessiva, né turba la postura globale del corpo.

 

 

 

 

 

La espirazione completa

Alla fine di una inspirazione profonda, il diaframma comincia a risalire elasticamente, e viene progressivamente accompagnato verso l’alto da una leggera contrazione della muscolatura addominale, che ora comprime gli stessi visceri che aveva accolto durante la inspirazione.

La espirazione avviene dunque senza contrazioni della laringe, senza disequilibri posturali del collo e senza eccessiva fatica.

La completa risalita del diaframma permette al cantante di utilizzare l’intera riserva di aria, e di eliminare progressivamente la erronea sensazione di “fine fiato”.

Sembrerà paradossale, infatti, ma, se si ha poco fiato, in genere, è perché non si riesce ad espirare completamente, e quindi, ad utilizzare la propria riserva d’aria.

Pur essendo chiaro e semplice, però, ciò non è affatto scontato, perché spesso il diaframma, durante la risalita, si contrae fermandosi e interrompendo la espirazione per i molti motivi sopra elencati.

Di ciò tutti possono rendersi conto ponendo le punte delle dita sotto le costole fluttuanti: se mentre si canta le punte delle dita non riescono ad entrare sotto le costole, vuol dire che il diaframma è antifisiologicamente contratto anche durante la espirazione.

Il Metodo Base serve a conoscere e percepire direttamente i movimenti fisiologici della meccanica diaframmatica, e ad accorgersi, migliorandoli gradualmente, dei momenti in cui essi vanno in crisi.

 

La tenuta del fiato

Con la espirazione completa, una buona parte delle esigenze respiratorie del canto trova una soluzione semplice e fisiologica, anche se, in certi casi, il disequilibrio è così profondo e abituale, da rendere il percorso molto poco facile.

A tal fine va utilizzata al meglio la contrazione della muscolatura addominale in funzione espiratoria accessoria (come visto sopra), ma con un importante accorgimento: va privilegiata l’azione dei muscoli obliqui, rispetto a quella del retto e del trasverso dell’addome.

Gli obliqui, infatti, non hanno inserzioni sulle costole e mentre si contraggono comprimendo i visceri e quindi aiutando il rilascio e la risalita del diaframma, non comprimono la base della gabbia toracica.

 Al contrario, retto e trasverso, contraendosi, schiacciano la base della gabbia toracica e aumentano violentemente la pressione dell’aria espirata.

A volte può servire molta concentrazione e pazienza, ma imparare a gestire la espirazione in questo modo, permette di aumentare notevolmente la tenuta del fiato, su una o più note, senza fraintendere sul termine “tenuta”: ormai è chiaro, non significa trattenere!

 

Il Sostegno

Questo movimento di aiuto al rilascio e alla risalita del diaframma per assicurare una espirazione completa e la continuità del flusso aereo, viene chiamato “sostegno” diaframmatico, una azione compiuta dai muscoli addominali (soprattutto gli obliqui) che, sospingendo dentro e in alto la massa viscerale, accompagnano il diaframma.

Anche a livello lessicale, questo termine indica una azione volontaria, di energico supporto ad un’altra, con direzione dal basso verso l’alto. Io ti sostengo…

Risulta chiaro che il “sostegno” ha una funzione pressoria sul fiato, e ciò può causare una eccessiva “pressione sottoglottica”, nociva alla corretta funzionalità della laringe, soprattutto quando questo organo sensibilissimo è impegnato nelle funzioni “fini” come gli acuti, i pianissimi, gli attacchi, le messe di voce, le agilità.

 

 

La pressione sottoglottica

È la pressione che l’aria espirata esercita sotto le corde vocali che si sono avvicinate e tese per vibrare e produrre suono.

Quando la laringe è contratta l’aria esce con difficoltà e la pressione sottoglottica aumenta.

Abbiamo visto che un rilascio violento del diaframma produce un flusso ad alta pressione e ciò contribuisce a stimolare la reazione di contrazione della laringe.

Anche una energica azione di “sostegno” come quando cerchiamo di utilizzare completamente la riserva d’aria, può produrre eccessiva pressione sottoglottica.

Quando vogliamo produrre un suono in pianissimo, o un acuto, o un passaggio di agilità, chiediamo alle corde di assottigliarsi, la pressione sottoglottica deve essere molto bassa, ma senza interrompere la continuità del flusso aereo e senza impedire il completo svuotamento.

A tal fine serve un ottimale equilibrio fra “sostegno” e “appoggio”.

 

L’Appoggio

Se si vogliono limitare gli effetti pressori della completa espirazione data dal rilascio diaframmatico e dal “sostegno”, possiamo aiutarci con una azione depressoria.

Nel linguaggio del canto, questa azione che ripristina l’equilibrio della espirazione è chiamato Appoggio.

A livello lessicale indica il movimento che asseconda l’attrazione della gravità terrestre su un corpo (io appoggio un corpo su qualcosa che lo sostiene, ad esempio un oggetto pesante su di un tavolo).

 

L’Appoggio passivo

Fisiologicamente, un modo per abbassare la pressione espiratoria è mantenere rilasciato il perineo (o pavimento pelvico, o secondo diaframma) durante la espirazione. Il rilascio dello sfintere inferiore, infatti:

  • facilita l’attrazione da parte della forza di gravità terrestre sui visceri e diminuisce la loro pressione contro il diaframma;

  • riduce la contrazione degli sfinteri superiori;

  • induce un senso di tranquillo rilassamento psicologico.

 

L’Appoggio attivo

Esiste anche la possibilità di abbassare ulteriormente la pressione del fiato espirato con una azione volontaria e cosciente.

Come detto sopra, la espirazione è determinata dal rilascio passivo-elastico del diaframma, quindi, mentre si espira, il diaframma non compie alcun lavoro attivo a livello neurologico.

Durante il rilascio espiratorio, quindi, esso è in grado di produrre un nuovo movimento inspiratorio (che, ricordiamo, è l’unico movimento attivo e volontario possibile al diaframma).

Una lieve contrazione del diaframma, quindi, agendo come se si ricominciasse ad inspirare, può quindi produrre una depressione intratoracica che, pur non essendo in grado di  cambiare il senso del flusso dell’aria espirata, è comunque capace di limitarne la pressione, allungando, come effetto secondario, anche la durata dell’espirazione.

 può sembrare, a prima vista, una assurdità, eppure nella tradizione didattica del canto italiano ci sono vari spunti che rimandano proprio ad una tecnica pressoché identica.

 

 

 

 

 

 

 

Le indicazioni respiratorie nella tradizione didattica del canto e le loro conseguenze

Occorre premettere che fino al Metodo Base, non vi era mai stata una trattazione completa e comparata della respirazione per il canto, e che gli esercizi consigliati, anche dai terapeuti, sono spesso derivati dall’analisi delle prassi applicate più o meno istintivamente dai docenti nella loro esperienza di cantanti o desunte da trattati scritti in epoche in cui la conoscenza della fisiologia era alquanto limitata.

Spesso, purtroppo, queste prassi non fanno riferimento ad una corretta visione fisiologica, ma sono degli adattamenti istintivi e personali del docente.

Per essere utilizzabili da parte di un altro cantante, quindi, essi devono essere “tradotti” e resi adatti alle caratteristiche individuali.

Ciò causa molta confusione e molta perdita di tempo!

Per apprendere una qualsiasi disciplina, una lingua straniera, uno sport, vi accontentereste di un docente che vi dice solamente: “fai come me” (dimenticando che i movimenti del diaframma sono quasi impossibili da controllare all’esterno) o “fai come è scritto in un libro di duecento anni fa”?

Nel canto, purtroppo, gli allievi sono costretti a destreggiarsi fra simili consigli!

Si possono, comunque, riunire le varie indicazioni in due gruppi fondamentali, potremmo dire, in due “scuole”.

 

 

 

 

 

 

1: “Mantenere il diaframma basso”

Per controllare la fuoriuscita del fiato, da alcuni insegnanti viene consigliato di “mantenere” il diaframma in “posizione” inspiratoria, ovvero verso il basso.

Il diaframma, però, non può autonomamente “mantenere” alcuna posizione fissa. Per ottenere  questo risultato, bisogna contrarre contemporaneamente sia il diaframma che la muscolatura addominale, quest’ultima, limitando lo spostamento dei visceri, impedisce la discesa del diaframma.

Si crea in tal modo un costante e faticoso antagonismo muscolare del diaframma contro muscolatura addominale, in cui l’uno cerca di limitare il movimento dell’altra.

In questa condizione il diaframma comprime i visceri costantemente, sia durante la inspirazione che durante la espirazione, e viene stimolata la reazione di contrazione dello sfintere gastrico che, grazie ad un riflesso istintivo, è subito seguìto anche dagli altri due sfinteri principali del corpo umano: quello anale e, cosa deleteria per un cantante, quello laringeo.

Ciò causa la diminuzione di funzionalità delle corde vocali e la riduzione dello spazio di risonanza, con conseguente impoverimento degli armonici, e la retrazione e indurimento della lingua.

La pressione cui è sottoposta la zona gastrica, fa sì che lo stomaco mandi fitte dolorose mentre si canta, facilitando anche l’insorgere di ernia iatale ed esofagite da reflusso.

Dato che il diaframma è connesso strettamente alla colonna vertebrale, questa costante contrazione del diaframma finisce anche per mettere in forte e innaturale trazione le zone lombare e cervicale (e le cavità di risonanza sono direttamente dipendenti dalla mobilità del collo!).

Dopo un qualsiasi blocco diaframmatico si giunge ad uno stallo dell’antagonismo muscolare fra diaframma e muscoli dell’addome, il fiato non è più quindi un flusso in continuo scambio fra interno ed esterno, ma una sorta di zavorra, una massa su cui stare fermi.

Ciò produce blocchi particolarmente evidenti nei momenti di passaggio fra inspirazione ed espirazione, ovvero nei trapassi delle due fasi del ciclo respiratorio.

La espirazione viene ottenuta con un aumento della spinta degli addominali sulla massa viscerale, che sblocca la contrazione del diaframma, e l’aria espirata va a spingere violentemente contro la laringe contratta.

Ovviamente, se nello stesso momento si vuole produrre un suono, questa pressione di aria rappresenta un colpo estremamente dannoso per le corde vocali.

La nota di attacco sarà dura e forzata a causa sia della pressione dell’aria che della contrazione della laringe, l’attacco viene quindi duro e forzato, ma è ingiusto ed inutile prendersela con le corde vocali...!

 

L’intervento della muscolatura intercostale

Se si utilizza con costanza una tecnica di controllo “statica”, il diaframma tende ad “accorciarsi”, quindi, oltre a produrre una espirazione molto rapida e ad alta pressione, tende ad avvicinare i suoi margini e a comprimere, di conseguenza, la base del torace.

Per compensare questi effetti, viene spesso consigliato per mantenere allargata la base della gabbia toracica durante la espirazione, ma ciò tende a impedire un completo svuotamento dei polmoni, che induce un erroneo senso di “fine fiato”, stimolando l’ “ingolfamento” causato da inspirazioni seguite ad espirazioni incomplete.

Inoltre, si sostituisce ad una espirazione naturale, che sarebbe totalmente elastica e senza sforzo, un sistema di controllo che prevede la contrazione simultanea di diaframma, addominali e intercostali! Ciò  aumenta notevolmente la spesa energetica, e irrigidisce il torso e le spalle.

 

2: “Sbadigliare mentre si canta”

 Un’altra indicazione tradizionale per la gestione del fiato, mentre si canta, è quella di “sbadigliare”, “aspirare”, “risucchiare”, l’aria che si sta espirando.

Certo, “aspirare l’aria che si sta espirando”, può sembrare un controsenso, però, almeno teoricamente, sembrerebbe una buona idea: tutte le azioni consigliate, suggeriscono una azione di tipo inspiratorio, che come abbiamo visto sopra, produce una depressione intratoracica.

Anche se sembra paradossale, si consiglia di diminuire la pressione del fiato espirato grazie ad una movimento che produce una depressione all’interno della gabbia toracica.

È evidente che, rispetto al consiglio di “mantenere” basso il diaframma, che è di tipo statico, questi consigli sono di tipo dinamico perché suggeriscono di diminuire gli effetti di una azione contrapponendole una azione di tipo opposto.

Le attuali conoscenze di anatomia e fisiologia generale, porta a sconsigliare la prassi di mantenimento del diaframma in posizione e all’intervento dei muscoli intercostali, e invece conferma la correttezza fisiologica di prassi di controllo dinamiche.

Come è scritto sopra, il Metodo Base insegna a diminuire la pressione espiratoria nello stesso modo, ma con piena consapevolezza e padronanza.

Per quanto possa sembrare complicato, in realtà è alla portata di tutti: basta saper riconoscere le funzioni del diaframma che utilizziamo istintivamente ogni giorno!

Il Metodo Base è quindi un percorso che, recuperando le indicazione della didattica tradizionale più fisiologicamente corretta, spiega la motivazione dei consigli tramandati, e, con esercizi semplici e chiari, li rende più facilmente comprensibili e applicabili al didatta e all’allievo di oggi.

 

 

Lo stress da prestazione

Il ciclo respiratorio ampio e fluido, in cui il diaframma, pur lentamente, è sempre in movimento, può essere turbato per varie esigenze:

  Emotive, come la paura e l’ansia;

  Fisiche, come uno sforzo violento quale quello necessario a sollevare un grosso peso;

  Di difesa delle vie aeree, come trattenere il fiato per non inspirare lo smog del traffico;

  Di difesa da una aggressione fisica, come quando cerchiamo di prepararci a reggere un colpo violento diretto all’addome.

In tutte queste situazioni, il diaframma si blocca e gli sfinteri principali si contraggono, trattenendo l’aria dentro i polmoni, in modo da rendere il corpo più resistente ed autosufficiente.

Se, mentre cantiamo, blocchiamo il diaframma, richiamiamo volontariamente al nostro istinto le condizioni di disagio sopra esposte, e quindi ci poniamo in un atteggiamento psicofisico opposto a quello desiderabile per affrontare, e vincere, lo stress da prestazione.

 

"L’importanza di un approccio multidisciplinare alla voce artistica”

del dott. Graziano Brozzi*

Nel campo della voce artistica, cantata e parlata, nel corso di questi ultimi anni si è sentita la necessità di un largo coinvolgimento di professionisti di diversa formazione culturale, che si occupino, all’unisono, dello studio e della risoluzione delle diverse problematiche legate alle prestazioni vocali.

Se un tempo, accanto al Foniatra, specialista dedicato alle affezioni della voce, operava solamente il Logopedista, per una presa in carico duale dell’artista vocale, oggi questo non è più vero.

La buona prestazione di un cantante lirico o di un attore di prosa non è determinata solamente da una appropriata vibrazione delle corde vocali, magari supportata da una dote artistica innata, ma da un complesso di funzioni ed apparati che, interagendo opportunamente tra di loro, ottimizzano la prestazione artistica.

Sulla scorta di tali assunti, da circa dieci anni, nel Servizio Aziendale di Audiologia e Foniatria dell’Ospedale di Spoleto, facente parte della ASL n. 3 dell’Umbria, del quale sono il responsabile, abbiamo cercato di coinvolgere nel nostro lavoro diverse professionalità, qualora fosse emersa l’esigenza di un approccio in team al problema.

Ciò è dovuto fondamentalmente al fatto che i campi di competenza foniatrico-logopedico si sono ampliati enormemente per cui ci troviamo attualmente a trattare, per esempio, delle malattie da reflusso gastro-esofageo, di appannaggio dei gastroenterologi, o di malocclusioni dentarie in collaborazione con gli ortodontisti.

Per la voce artistica, riferendoci in particolar modo a quella cantata, lirica o moderna, si è ritenuto indispensabile collaborare in questa fase, a supporto del Foniatra e del Logopedista, con il Posturologo, lo Pneumologo, il Fisioterapista ed il Maestro di canto.

Tramite la collaborazione del Maestro di canto Dott. Alessandro Patalini, consulente del nostro Servizio, ci è stata data l’opportunità di riscoprire ed ampliare le conoscenze anatomo-fisiologiche riguardo al muscolo diaframma nella verifica clinica interdisciplinare del «Metodo Base»; tale Metodo è stato da lui ideato e proposto quale metodica didattica, in primo luogo applicabile all’insegnamento del canto, ed estensibile inoltre ad altre applicazioni di ordine riabilitativo, come dimostrano le nostre ricerche.

Non si può tuttavia sottovalutare l’importanza che la tecnologia assume nel nostro ambito lavorativo ed in tal senso possiamo vantare una dotazione all’avanguardia nel settore foniatrico che spazia dal videostrobolaringoscopio all’MVDP, dal fonometro al pianoforte e quant’altro occorra per un’accurata diagnostica.

Spoleto è stata definita la “Città del Bel Canto”, grazie alle sue due famose istituzioni, il Festival dei Due Mondi ed il Teatro Lirico Sperimentale; quale luogo migliore per  poterci dedicare in un Servizio di Foniatria alla voce cantata?    

 Il Dott. Graziano Brozzi si è laureato presso l’Università degli Studi di Perugia nel 1977 e specializzato, nella stessa Università, in Otorinolaringoiatria e Patologia Cervico-Facciale nel 1980.
Ha conseguito la specializzazione in Foniatria all’Università degli Studi di Ferrara nel 1985.Dal 1978 al 1990 ha prestato servizio presso l’Ospedale Regionale “G. Salesi” di Ancona e dal 1990 lavora presso l’Ospedale “San Matteo degli Infermi” di Spoleto, ASL n. 3 dell’Umbria, ove ricopre il ruolo di Responsabile dell’Unità Operativa Aziendale di Audiologia, Foniatria e Otorinolaringoiatria Territoriale.
E’ autore di 43 pubblicazioni scientifiche, del poster Topodiagnosi Audiologiche edito dall’Amplifon e co-autore del libro Trattamento logopedico delle disfonie infantili,  Milano, La Favelliana, 2006. 
Email: audiofoniatria@asl3.umbria.it      

 

     

 

“Amici per la voce”

della dott.ssa Roberta Mazzocchi*

 

Stavo frequentando il Corso di Vocologia Artistica a Ravenna, un’esperienza formativa     “ multietnica”  durante la quale logopedisti, medici e cantanti  si trovano curiosamente insieme a studiare e sperimentare sugli stessi banchi universitari…

Durante un laboratorio di  canto la “vittima immolata” questa volta era per mia fortuna un cantante, al quale era stato richiesto di cantare costretto a mantenere una  postura scomodissima ai limiti con la tortura cinese…eppure, nonostante tutto, la sua voce in quel momento mi ha letteralmente “ rapita”…sarà per la mia deformazione professionale, ma mi sono detta: voglio conoscere la sua anima …così è nata l’ amicizia con Alessandro!

La conoscenza reciproca ci ha donato una ulteriore sorpresa: eravamo entrambi alla ricerca dell’anima della voce ed allo stesso tempo di una modalità pedagogica per poter lavorare sui nostri pazienti/allievi, che non si aggrappasse solo ad eserciziari o metafore, ma che fosse tangibile, propriocettiva, che arrivasse ad un “apprendimento attivo”, non ad un condizionamento operante secondo la consolidata relazione  terapeuta/maestro.

Così abbiamo deciso di partire dalla fisiologia, chiedendo approfondimenti ai colleghi fisioterapisti i quali ci hanno spalancato le porte sul mondo della posturologia, spesso così misconosciuto a chi si occupa di voce.

Souchard e Mezières hanno anche aperto  le nostre menti e fornito le fondamenta per le nostre intuizioni: “ IL DIAFRAMMA era l’ANIMA della VOCE” che stavamo cercando, ma non “ il diaframma “ come l’avevamo sempre pensato, cioè quel “ muscolo che facendo gonfiare la pancia serve a respirare, parlare e cantare meglio “, ma veramente come “ il CARDINE EGEMONICO”  dell’equilibrio di tutto il nostro corpo e dei nostri sentimenti più profondi.

Come tutti i cardini deve potersi snodare in due direzioni per far aprire e chiudere una porta, deve essere elastico, ben oleato per potersi muovere con libertà, deve infine essere messo in piano  perché la porta  “ non penda “ e non “ si incastri “ da qualche parte.

Da questi presupposti sono partiti  nostri studi, cercando una coordinazione e propriocezione     PNEUMO-FONICO-POSTURALE che accompagnasse l’allievo alla coscienza di sé, una coscienza che permetta di affrontare la vita con i suoi “alti e bassi “ senza permetterle di “ toglierci il respiro”. La prima riflessione comune è stata quella di aver capito che per troppo tempo avevamo educato il nostro “ cardine principe”, cioè il diaframma, ad andare prevalentemente in una direzione, cioè verso il basso, ed avevamo toccato con mano le conseguenze negative estremizzate come la retrazione diaframmatica causa di  squilibri posturali ( come l’iperlordosi lombare e l’accorciamento del legamento centrale) e di frequenti disturbi digestivi ad essa associati.

In questo calderone di squilibri, tutti gli stress, le arrabbiature, le ansie quotidiane, non facevano altro che continuare a bloccare e sollecitare il  nostro “ cardine/diaframma” in un'unica posizione: quella inspiratoria.

Per tal motivo il Metodo Base ha cercato una via per trovare l’elasticità diaframmatica in tutte le direzioni, attraverso la propriocezione delle catene muscolari ad esso correlate, mentre la mia  ricerca logopedica si è indirizzata verso una propriocezione/stimolazione diaframmatica funzionale, che tenti di affrontare problematiche come il reflusso non tanto da un punto di vista  “ medico/farmacologico”, ma eutonico/fisiologico.

I dati positivi delle prime sperimentazioni sia sul Metodo Base portate avanti da Alessandro, sia sul miglioramento del reflusso grazie al protocollo di esercizi specifici che applico io con i miei pazienti, ci incoraggiano entrambi a proseguire la sfida di un approccio nuovo alla meccanica diaframmatica.

…Anche perché i nostri allievi cantano meglio e con meno fatica, hanno sospeso i farmaci antireflusso e riacquistato il piacere edonistico del cibo…hanno soprattutto riacquistato il piacere di guardarsi dentro l’anima e ritrovarsi nella propria voce…!

 

* Roberta Mazzocchi,  laureata in logopedia e specializzata in terapia della voce artistica, ha approfondito le competenze nell’ambito della voce artistica frequentando il CORSO  di ALTA FORMAZIONE in VOCOLOGIA ARTISTICA conseguito nell’anno accademico 2006/2007 a  Ravenna.
Dal 1993 lavora presso il servizio di Audiologia e Foniatria dell’ospedale  di Spoleto.
E’ Professore a contratto della materia: “Discipline dello spettacolo” presso il corso di laurea in Logopedia di Perugia dove tiene anche numerosi seminari durante l’anno accademico; è Tutor di tirocinio del medesimo corso.    
Relatore a numerosi congressi, corsi di aggiornamento e di specializzazione, tiene corsi di aggiornamento accreditati  per Logopedisti sulle DISFONIE con la Med Learning di Roma.
E' autrice di diverse pubblicazioni riguardanti la voce parlata e cantata e di un piccolo manuale riguardante “ Il trattamento logopedico delle DISFONIE INFANTILI ( ed. La Favelliana 2006 ), Da diversi anni collabora in modo stabile all’ interno del M.O. di Audiologia e Foniatria, con il Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto, tenendo lezioni teorico-pratiche.
Collabora con“ Umbriaincanto”  percorsi alternativi sulla voce (http://www.umbriaincanto.it) tenendo dei seminari ed offrendo consulenze logopediche. Dal 2008 tiene lezioni teorico-pratiche presso il conservatorio “Briccialdi “ di Terni.
 
Email: audiofoniatria@asl3.umbria.it

 

 

           


[1] F. Fussi, S. Magnani, L’Arte Vocale, pag. 31

[2] F. Fussi, La respirazione costo-diaframmatica nel canto,

[3] F. Fussi, La respirazione costo-diaframmatica nel canto,

"Come sopra, così sotto" Ermete Trismegisto