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La naturalezza
I giovani cantanti spesso sono disorientati dal confronto fra una
professione che sempre più privilegia la regolarità del livello di
rendimento, e una didattica basata su metodiche intuitive,
tendenzialmente fragili all’impatto con lo stress da prestazione.
il canto “naturale”, a mio parere, è quello che conosce la natura
umana al punto da riuscire ad adattarla alle esigenze del linguaggio
canoro lirico, che non è affatto spontaneo, soprattutto nella sua
componente respiratoria.
Molti giovani cantanti, spesso, hanno voci con spiccate qualità
naturali di volume, timbro, estensione, ma mai un istintivo dominio
della respirazione.
Essi non riescono a gestire la voce con
continuità e, quindi, a raggiungere e/o mantenere un livello
professionale, perché affrontano la respirazione con una
istintività
inconsapevole di quanto questa può incidere sula fonazione.
Questo porta facilmente a sovrapporre alla respirazione naturale,
delle prassi dettate dai bisogni momentanei del canto, che finiscono
per alterare la respirazione naturale impedendo che venga appresa
una tecnica consapevole e davvero utile al canto.
Ne consegue un progressivo squilibrio della stessa istintività
fonatoria, con il cantante, spesso dopo anni di studio, che avverte
difficoltà vocali e confusione tecnica.
A questo punto lo studio della tecnica respiratoria presuppone come
suo primo passo, la “riscoperta” di una <metodica
toraco-diaframmatica […] primitivamente posseduta dal soggetto>,
in modo che, successivamente, si possa procedere al riequilibrio
della fonazione.
“Ho un
problema di fiato…”;
In genere il cantante si interessa alla respirazione solo quando
avverte dei problemi vocali. La sua attenzione, infatti, è dedicata
principalmente alla fonazione, al suono, e spesso, addirittura,
antepone gli obbiettivi vocali alle regole fisiologiche della
respirazione.
Ciò è profondamente scorretto, perché il corpo,
invece, è istintivamente portato ad assicurare alla respirazione un
ruolo prioritario.
Il cantante non consapevole, quindi, rischia di
capovolgere un ordine di priorità scritto nello strato più profondo
della fisiologia umana.
Ciò
è paradossale non solo a livello logico (va
ricordato che si può vivere senza cantare, ma non senza respirare!),
ma anche a livello strettamente vocale, perché le corde vocali,
senza il passaggio dell’aria non possono vibrare, ma anche perché
ogni movimento del principale muscolo respiratorio, il diaframma
addominale, è capace di condizionare profondamente la postura del
collo e quindi la funzionalità della laringe e delle cavità di
risonanza.
Facendoci avvertire delle difficoltà nel canto (la gola che si
chiude, la laringe che sale, la lingua che si irrigidisce, il senso
di fatica e di ansia), il corpo ci segnala che nei movimenti del
diaframma c’è un pericoloso disequilibrio!
Iniziamo allora a scoprire che quel che definiamo indistintamente
“fiato”, è una realtà complessa, un insieme di funzioni che
coinvolgono sì la respirazione ed il canto, ma anche la postura, le
funzioni gastro-intestinali, la concentrazione mentale.
All’inizio di un nuovo percorso sembra tutto complicato, ma basta un
po’ di attenzione e qualche informazione corretta per metterci sulla
buona strada.
Il Metodo Base
serve proprio a questo!

La Respirazione istintiva
La respirazione è costituita dalla scambio gassoso fra l’atmosfera e
gli alveoli polmonari e avviene grazie all’alternarsi all’interno
della gabbia toracica delle condizioni di depressione e pressione
che danno luogo, rispettivamente, a inspirazione ed espirazione e
che insieme costituiscono il ciclo respiratorio.
Il diaframma
Principale motore di questi movimenti alternati è il diaframma
addominale.
Come dice il suo nome esso ha il compito di separare (-framma da
“frango”, in latino, “separo”) la zona toracica da quella
addominale, ma insieme tenerle in contatto (dia- preposizione che in
greco indica “per” “attraverso”).
Cenni di anatomia
Esso è composto di due parti, una muscolare e l’altra tendinea.
La parte muscolare consiste di un fitto insieme di sottili fibre
muscolari che sono connesse alla colonna vertebrale, alle costole,
allo sterno.
Grazie alle diverse connessioni con l’apparato osseo la parte
muscolare del diaframma può essere quindi divisa in tre parti:
vertebrale, detta anche pilastri del diaframma, costale e sternale.
La parte tendinea, chiamata centro frenico, è una lamina fibrosa che
occupa la parte centrale del diaframma.
La parte tendinea, grazie ad una fitta serie di connessioni chiamata
sistema sospensore del diaframma, in alto è appesa alla parte
superiore della colonna vertebrale (fino alle vertebre cervicali),
alla parte superiore dello sterno e alla articolazione
temporo-mandibolare.
La inspirazione
La contrazione del diaframma produce la depressione intratoracica
responsabile della inspirazione e può avvenire sia per impulso del
sistema nervoso autonomo, e quindi in modo involontario, come quando
dormiamo, sia per comando del sistema nervoso cosciente, come quando
ci riforniamo d’aria prima di cantare.
Questo movimento verso il
basso pone in tensione il sistema sospensore del diaframma (che in
una inspirazione molto ampia, quindi, tende a spostare in avanti il
collo e la mandibola), che accumula una energia elastica che serve
nella espirazione.
La espirazione
La espirazione ha inizio con la cessazione dell’attività del
diaframma, che viene richiamato in alto grazie al rilascio delle sue
stesse fibre e dal ritorno a riposo del sistema sospensore che si
era allungato e teso, proprio come un elastico, durante la
inspirazione.
La espirazione, quindi, avviene elasticamente e con il
minimo dispendio di energia, perché sfrutta il ritorno in quiete del
diaframma e delle strutture ad esso collegate.
Il ruolo respiratorio della muscolatura addominale
Il diaframma, contraendosi, sposta la massa viscerale, che è
contenuta dai muscoli della parete addominale (piccoli e grandi
obliqui, trasverso dell’addome e retto dell’addome) e dal perineo,
detto anche pavimento pelvico, o secondo diaframma.
Se questi muscoli sono contratti, ovviamente,
la massa viscerale non può essere spostata dal diaframma che, di
conseguenza, è ostacolato nei suoi movimenti. In questo caso i
muscoli dell’addome si comportano come Inspiratori
Antagonisti, poiché, appunto,
contrastano l’attività del diaframma.
Questa attività antagonistica
è assolutamente non istintiva, ma è stimolata solo i caso di
profondi disequilibri del diaframma e della colonna vertebrale.
Gli stessi muscoli addominali possono essere
utilizzati durante la espirazione, perché, premendo la massa
viscerale verso dentro, aiutano indirettamente il diaframma a
risalire nella sua posizione di riposo. In questo caso questi
muscoli si comportano da Espiratori
Accessori, ed hanno una
funzione
assolutamente naturale e non in antagonismo
con il diaframma.
Le posture del diaframma
Nella sua incessante e ciclica attività di
contrazione (depressione intratoracica – inspirazione)
e
rilascio (pressione intratoracica – espirazione),
il diaframma è costantemente in movimento per assicurare la funzione
respiratoria che per il corpo è di importanza vitale.
Questo ciclo
può essere turbato per varie ragioni: emotive, posturali, di difesa,
di sforzo, che richiedono l’occasionale blocco del diaframma.
Dopo
queste occasioni di emergenza, tutto dovrebbe tornare in equilibrio,
ma spesso, il protrarsi delle ragioni che hanno portato al blocco
causa un progressivo mantenimento del diaframma in posizione
contratta. In questo caso si dice che il diaframma assume una
posizione abituale più bassa di quella neutra.
Ciò produce degli
squilibri respiratori, perché a causa del mancato o incompleto
rilascio, la espirazione diviene sempre più difficoltosa, e di
conseguenza, si riesce ad inspirare sempre meno, provocando il senso
di “fame d’aria”.
Anche a livello laringeo, le conseguenze sono negative, perché la
forte e costante pressione che il diaframma esercita sullo sfintere
gastrico stimola la contrazione degli altri sfinteri principali,
quello laringeo e quello anale.
Effetti deleteri si hanno anche a
livello gastrointestinale (con tendenza al reflusso gastroesofageo e
ernia iatale), posturale (eccessiva lordosi lombare e cervicale),
emotiva (aumento dell’ansia, soprattutto in condizioni di stress),
che vengono risolti davvero solo se vengono ripristinate le
condizioni ottimali di rilascio del diaframma.
Disequilibrio neuromuscolare del diaframma
La tenuta in contrazione forzata di un muscolo per troppo tempo (non
un lavoro armonico di contrazione-decontrazione che ogni muscolo
dovrebbe seguire) determina una modificazione qualitativa del
muscolo stesso.
Tale modificazione consiste nel fatto che le fibre muscolari si
riducono inpercentuale a favore di cellule fibrose.
Questa modificazione si ritienesia la risposta naturale adattativa del corpo alla richiesta di un
continuo
irrigidimento di un muscolo. In pratica la natura dice: se questo
muscolo ti serve
sempre contratto, cioè corto e rigido, io man mano te lo rendo
corto e rigido in modo che tu non debba più sforzarti.
Il lavoro di un muscolo dovrebbe tendere sempre ad usare TUTTA la
sua capacità di
escursione.
Cioè la contrazione deve essere graduale dalla posizione
di riposo fino
al massimo accorciamento e il rilassamento deve riportare il muscolo
alla lunghezza
originale.
Un allenamento per la "massa" (come fanno nel nostro
esempio i culturisti) esercita
il muscolo solo per alcuni centimetri di
contrazione (da unacontrazione lieve fino ad una massimale di solito...) il che gonfia
il muscolo, ma lo
rende anelastico e debole.
Per questo
paragrafo ringrazio la Dott.ssa L. Finamore, neurologo, Roma
La inspirazione con i muscoli accessori
Se le condizioni di disequilibrio del diaframma si protraggono nel
tempo, diviene sempre più istintivo il ricorso all’utilizzo della
muscolatura inspiratoria accessoria (nucali, scapolari,
sterno-cleido-mastoidei, intercostali).
Adottare questo tipo di
inspirazione significa quindi avere un disagio, e non risolverlo.
L’utilizzo di questi muscoli, principalmente destinati ad altri
movimenti, causa un aumento della spesa energetica (ricordiamoci che
essi intervengono, utilizzando energia, proprio perché il diaframma
non si rilascia, e quindi è contratto anch’esso e consuma energia),
ma causa anche problemi respiratori e posturali.
A livello
respiratorio, infatti, dato che questi muscoli tendono a rilasciarsi
molto difficilmente, l’aria che inspiriamo grazie ad essi diviene
difficile da espirare.
A livello posturale, dato che questi muscoli
dovrebbero principalmente servirci per muovere testa, spalle e
torace, se li utilizziamo per respirare, non possono adempiere ai
loro compiti principali.
Nuca, testa, collo, torace, diventano
rigidi e impacciati. Il loro utilizzo, quindi, provoca ulteriori
problemi: la respirazione è sempre meno fluida, il senso di “fame
d’aria” aumenta e ci si “ingolfa” a causa di successive inspirazioni
sempre meno efficaci perché, di fatto, il problema è che non abbiamo
espirato!
Ricorda noci, poi, che nel collo e nella testa ci sono la
laringe e le cavità di risonanza, è evidente che tali squilibri
respiratori, creano problemi indirettamente anche alla fonazione,
alla proiezione ed alla risonanza.

La respirazione istintiva in sintesi
Il diaframma è un muscolo semi-volontario, che,
cioè, si contrae sia su impulso del sistema autonomo (assicurando la
respirazione anche durante il sonno, ad esempio), sia per comando
volontario (come nel canto); la sua attività, in ogni caso, riguarda
esclusivamente la inspirazione, che, appunto, nasce dalla
depressione intratoracica
prodotta
dalla contrazione delle fibre diaframmatiche che abbassa il centro
frenico.
Il rilascio delle fibre ed il ritorno in quiete del sistema
sospensore, permettono il ritorno del centro frenico alla sua
posizione di riposo, e producono la pressione intratoracica e la
conseguente espirazione.
Ciò non prevede alcuno sforzo delle fibre
muscolari che compongono il diaframma.
Nel caso di una espirazione completa, la risalita del diaframma deve
essere aiutata dalla pressione della massa viscerale che viene
sospinta contro il diaframma dalla contrazione dei muscoli
addominali, che si comportano, quindi, come espiratori accessori.
Nel caso in cui, invece, detti muscoli siano contratti durante la
inspirazione, si comportano da inspiratori antagonisti e limitano la
discesa del diaframma.
L’antagonismo muscolare che ne deriva tende a
far mantenere la contrazione del diaframma anche in espirazione,
accorciandone le fibre, e riducendone elasticità e forza. Il blocco
diaframmatico reca facilmente ad una serie di problemi di fisiologia
generale che si ripercuotono direttamente anche nel canto.

La respirazione per il canto lirico
Dato che si canta espirando, si è facilmente indotti a prestare poca
attenzione alla inspirazione.
Dell’intero ciclo respiratorio, poi,
viene considerata fondamentale la quantità d’aria.
Nel canto, però,
le frasi lunghe, che giustificherebbero una presa d’aria
particolarmente consistente, sono la minoranza, anzi, spesso il
cantante inesperto si trova in difficoltà proprio a causa di una
successione di brevi frasi inframmezzate da pause altrettanto brevi,
a causa delle quali si “ingolfa” per l’aver troppa aria rispetto
alle esigenze.
È chiaro dunque che <la quantità d’aria inspirata è molto meno
importante della sua espirazione regolare, del suo dosaggio, e del
saperla gestire>,
mentre l’istintivo convincimento che per cantare serva molto fiato
conduce facilmente all’errore di <trattenere il fiato per non
sprecarlo>.
Nella didattica del canto, poi, la
raccomandazione sull’importanza della gestione del fiato, viene
spesso accompagnata da termini quali “mantenere”, “tenere”,
“trattenere” il diaframma in posizione
inspiratoria, cosa che implica, sia a livello linguistico che
istintivo, l’idea di tener fermo il diaframma.
Le esigenze del canto, invece, vanno in direzione opposta, dato che
senza un flusso di aria le corde non possono vibrare, e bloccare il
diaframma, mantenerlo in una qualsiasi posizione, significa
trattenere la espirazione.
Abbiamo visto sopra che, inoltre, il
blocco del diaframma ha ripercussioni pericolose sulla libertà della
laringe e del vocal tract.
La prima qualità del flusso aereo, quindi, è la continuità, che
viene assicurata dal ritorno del diaframma verso l’alto,
inizialmente grazie al rilascio delle sue fibre ed alla retrazione
elastica del sistema sospensore, e poi con l’aiuto della muscolatura
addominale utilizzata in senso espiratorio accessorio.

Se rilascio il diaframma perdo tutto il fiato?
Se il diaframma è “corto” ovvero le sue fibre sono costantemente
contratte, come nella postura che si assume gestendo abitualmente la
espirazione col diaframma “basso”, la inspirazione è corta, tende
moltissimo il diaframma (perché partendo da una postura già
contratta, per inspirare deve compiere uno sforzo estremo) e causa
un suo successivo rilascio molto violento e veloce.
Questo produce
una pressione espiratoria molto alta con una sorta di “contraccolpo”
all’inizio della espirazione.
Questo flusso aereo ad alta pressione,
inoltre, incontra la laringe irrigidita per il riflesso di
contrazione dato dalla eccessiva pressione esercitata sullo sfintere
laringeo. Il risultato è un senso di costrizione della gola, fatica
a cantare e insieme veloce dispersione della riserva d’aria.
Il tentativo istintivo di controllare questo rilascio violento,
porta a bloccare ancor più il diaframma, ma, anche in questo caso,
il rimedio è peggiore del male.
L’attacco
Ovviamente, se nello stesso momento si vuole produrre un suono,
questa pressione di aria rappresenta un colpo estremamente dannoso
per le corde vocali.
La nota di attacco sarà dura e forzata a causa
sia della pressione dell’aria che della contrazione della laringe,
ma è inutile prendersela con le corde
vocali!
Come primo passo per ristabilire un buon rapporto fra il fiato e il
suono, quindi, bisogna inspirare fluidamente, e non bloccare il
diaframma prima di cominciare ad espirare, in modo da non incorrere
in irrigidimenti laringei e posturali deleteri per il canto.

Ritrovare la postura “neutra” del diaframma
Per migliorare progressivamente la fluidità della inspirazione, è
bene imparare a ristabilire la corretta postura che il diaframma
assume con suo completo rilascio, che possiamo definire postura
“neutra”, spesso molto più alta di quella che il diaframma assume
abitualmente.
Ciò si ottiene imparando a svuotarsi completamente.
Appena rilassato il diaframma, il cantante avverte maggiore
possibilità di presa d’aria e la possibilità di migliorare la
postura del collo e della schiena.

La inspirazione profonda
Dalla postura “neutra” la contrazione inspiratoria inizia sulla
parte vertebrale, o pilastri del diaframma.
È per questo che spesso
una buona respirazione viene percepita come una espansione della
zona lombare della schiena.
Questa contrazione viene facilitata dal
rilassamento del perineo, che accoglie lo spostamento della massa
viscerale a contatto con i pilastri.
Se il rifornimento di aria prosegue, il diaframma si contrae
progressivamente anche nei suoi fasci costali e sternali, muovendo
verso il basso e in avanti la massa viscerale, che viene accolta
dalla muscolatura addominale che si rilassa.
L’addome si “gonfia” (apparentemente, dato che
è già pieno per sua natura e il fiato non va certo nella pancia,
immagine abusata dalle didattiche “istintive”)
come seguendo il propagarsi di una onda che procede
dal basso verso l’alto e da dietro verso avanti.
Se il capo superiore del sistema sospensore del diaframma è stabile,
ovvero se la postura cervicale è salda, questa espansione
dell’addome non è assolutamente eccessiva, né turba la postura
globale del corpo.
La espirazione completa
Alla fine di una inspirazione profonda, il diaframma comincia a
risalire elasticamente, e viene progressivamente accompagnato verso
l’alto da una leggera contrazione della muscolatura addominale, che
ora comprime gli stessi visceri che aveva accolto durante la
inspirazione.
La espirazione avviene dunque senza contrazioni della laringe, senza
disequilibri posturali del collo e senza eccessiva fatica.
La completa risalita del diaframma permette al cantante di
utilizzare l’intera riserva di aria, e di eliminare progressivamente
la erronea sensazione di “fine fiato”.
Sembrerà paradossale,
infatti, ma, se si ha poco fiato, in genere, è perché non si riesce
ad espirare completamente, e quindi, ad utilizzare la propria
riserva d’aria.
Pur essendo chiaro e semplice, però, ciò non è affatto scontato,
perché spesso il diaframma, durante la risalita, si contrae
fermandosi e interrompendo la espirazione per i molti motivi sopra
elencati.
Di ciò tutti possono rendersi conto ponendo le punte delle
dita sotto le costole fluttuanti: se mentre si canta le punte delle
dita non riescono ad entrare sotto le costole, vuol dire che il
diaframma è antifisiologicamente contratto anche durante la
espirazione.
Il Metodo Base serve a conoscere e percepire direttamente i
movimenti fisiologici della meccanica diaframmatica, e ad
accorgersi, migliorandoli gradualmente, dei momenti in cui essi
vanno in crisi.
La tenuta del fiato
Con la espirazione completa, una buona parte
delle esigenze respiratorie del canto trova una soluzione
semplice
e fisiologica, anche se, in certi casi, il disequilibrio è così
profondo e abituale, da rendere il percorso molto poco
facile.
A tal fine va utilizzata al meglio la contrazione della muscolatura
addominale in funzione espiratoria accessoria (come visto sopra), ma
con un importante accorgimento: va privilegiata l’azione dei muscoli
obliqui, rispetto a quella del retto e del trasverso dell’addome.
Gli obliqui, infatti, non hanno inserzioni sulle costole e mentre si
contraggono comprimendo i visceri e quindi aiutando il rilascio e la
risalita del diaframma, non comprimono la base della gabbia
toracica.
Al contrario, retto e trasverso, contraendosi, schiacciano
la base della gabbia toracica e aumentano violentemente la pressione
dell’aria espirata.
A volte può servire molta concentrazione e pazienza, ma imparare a
gestire la espirazione in questo modo, permette di aumentare
notevolmente la tenuta del fiato, su una o più note, senza
fraintendere sul termine “tenuta”: ormai è chiaro, non significa
trattenere!

Il Sostegno
Questo movimento di aiuto al rilascio e alla risalita del diaframma
per assicurare una espirazione completa e la continuità del flusso
aereo, viene chiamato “sostegno” diaframmatico, una azione compiuta
dai muscoli addominali (soprattutto gli obliqui) che, sospingendo
dentro e in alto la massa viscerale, accompagnano il diaframma.
Anche a livello lessicale, questo termine
indica una azione volontaria, di energico supporto ad un’altra, con
direzione dal basso verso l’alto. Io ti
sostengo…
Risulta chiaro che il “sostegno” ha una funzione pressoria sul
fiato, e ciò può causare una eccessiva “pressione sottoglottica”,
nociva alla corretta funzionalità della laringe, soprattutto quando
questo organo sensibilissimo è impegnato nelle funzioni “fini” come
gli acuti, i pianissimi, gli attacchi, le messe di voce, le agilità.

La pressione sottoglottica
È la pressione che l’aria espirata esercita
sotto le corde vocali che si sono avvicinate e tese per vibrare e
produrre suono.
Quando la laringe è contratta l’aria esce con
difficoltà e la pressione sottoglottica aumenta.
Abbiamo visto che
un rilascio violento del diaframma produce un flusso ad alta
pressione e ciò contribuisce a stimolare la reazione di contrazione
della laringe.
Anche una energica azione di “sostegno” come quando
cerchiamo di utilizzare completamente la riserva d’aria, può
produrre eccessiva pressione sottoglottica.
Quando vogliamo produrre
un suono in pianissimo, o un acuto, o un passaggio di agilità,
chiediamo alle corde di assottigliarsi, la pressione sottoglottica
deve essere molto bassa, ma senza interrompere la continuità del
flusso aereo e senza impedire il completo svuotamento.
A tal fine
serve un ottimale equilibrio fra “sostegno”
e “appoggio”.

L’Appoggio
Se si vogliono limitare gli effetti pressori
della completa espirazione data dal rilascio diaframmatico e dal
“sostegno”, possiamo aiutarci con una azione depressoria.
Nel
linguaggio del canto, questa azione che ripristina l’equilibrio
della espirazione è chiamato Appoggio.
A livello lessicale indica il movimento che asseconda l’attrazione
della gravità terrestre su un corpo (io appoggio un corpo su
qualcosa che lo sostiene, ad esempio un oggetto pesante su di un
tavolo).

L’Appoggio passivo
Fisiologicamente, un modo per abbassare la
pressione espiratoria è mantenere rilasciato il
perineo
(o pavimento
pelvico, o
secondo diaframma) durante la
espirazione. Il rilascio dello sfintere inferiore, infatti:
-
facilita l’attrazione da parte della forza di
gravità terrestre sui visceri e diminuisce la loro pressione
contro il diaframma;
-
riduce la contrazione degli sfinteri
superiori;
-
induce un senso di tranquillo rilassamento
psicologico.
L’Appoggio attivo
Esiste anche la possibilità di abbassare ulteriormente la pressione
del fiato espirato con una azione volontaria e cosciente.
Come detto sopra, la espirazione è determinata dal rilascio
passivo-elastico del diaframma, quindi, mentre si espira, il
diaframma non compie alcun lavoro attivo a livello neurologico.
Durante il rilascio espiratorio, quindi, esso è in grado di produrre
un nuovo movimento inspiratorio (che, ricordiamo, è l’unico
movimento attivo e volontario possibile al diaframma).
Una lieve contrazione del diaframma, quindi,
agendo
come se si ricominciasse ad
inspirare, può quindi produrre una
depressione intratoracica
che,
pur non essendo in grado
di
cambiare il senso del flusso dell’aria
espirata, è comunque capace di limitarne la pressione,
allungando, come effetto secondario, anche la durata
dell’espirazione.
può sembrare, a prima vista, una assurdità, eppure nella
tradizione didattica del canto italiano ci sono vari spunti che
rimandano proprio ad una tecnica pressoché identica.
Le indicazioni respiratorie nella tradizione didattica del canto e
le loro conseguenze
Occorre premettere che fino al Metodo Base, non
vi era mai stata una trattazione
completa
e comparata
della respirazione per il canto, e che gli esercizi consigliati,
anche dai terapeuti, sono spesso derivati dall’analisi delle prassi
applicate più o meno istintivamente dai docenti nella loro
esperienza di cantanti o desunte da trattati scritti in epoche in
cui la conoscenza della fisiologia era alquanto limitata.
Spesso, purtroppo, queste prassi non fanno riferimento ad una
corretta visione fisiologica, ma sono degli adattamenti istintivi e
personali del docente.
Per essere utilizzabili da parte di un altro
cantante, quindi, essi devono essere “tradotti” e resi adatti alle
caratteristiche individuali.
Ciò causa molta confusione e molta perdita di tempo!
Per apprendere una qualsiasi disciplina, una lingua straniera, uno
sport, vi accontentereste di un docente che vi dice solamente: “fai
come me” (dimenticando che i movimenti del diaframma sono quasi
impossibili da controllare all’esterno) o “fai come è scritto in un
libro di duecento anni fa”?
Nel canto, purtroppo, gli allievi sono
costretti a destreggiarsi fra simili consigli!
Si possono, comunque, riunire le varie indicazioni in due gruppi
fondamentali, potremmo dire, in due “scuole”.
1: “Mantenere il diaframma basso”
Per controllare la fuoriuscita del fiato, da
alcuni insegnanti viene consigliato di “mantenere”
il diaframma in “posizione”
inspiratoria, ovvero verso il basso.
Il diaframma, però, non può autonomamente “mantenere”
alcuna posizione fissa. Per ottenere
questo risultato, bisogna contrarre
contemporaneamente
sia il diaframma che la muscolatura
addominale, quest’ultima, limitando lo spostamento dei visceri,
impedisce la discesa del diaframma.
Si crea in tal modo un costante
e faticoso antagonismo muscolare
del diaframma contro muscolatura
addominale, in cui l’uno cerca di limitare il movimento dell’altra.
In questa condizione il diaframma comprime i visceri costantemente,
sia durante la inspirazione che durante la espirazione, e viene
stimolata la reazione di contrazione dello sfintere gastrico che,
grazie ad un riflesso istintivo, è subito seguìto anche dagli altri
due sfinteri principali del corpo umano: quello anale e, cosa
deleteria per un cantante, quello laringeo.
Ciò causa la diminuzione
di funzionalità delle corde vocali e la riduzione dello spazio di
risonanza, con conseguente impoverimento degli armonici, e la
retrazione e indurimento della lingua.
La pressione cui è sottoposta la zona gastrica, fa sì che lo stomaco
mandi fitte dolorose mentre si canta, facilitando anche l’insorgere
di ernia iatale ed esofagite da reflusso.
Dato che il diaframma è connesso strettamente alla colonna
vertebrale, questa costante contrazione del diaframma finisce anche
per mettere in forte e innaturale trazione le zone lombare e
cervicale (e le cavità di risonanza sono direttamente dipendenti
dalla mobilità del collo!).
Dopo un qualsiasi blocco diaframmatico si giunge ad uno stallo
dell’antagonismo muscolare fra diaframma e muscoli dell’addome, il
fiato non è più quindi un flusso in continuo scambio fra interno ed
esterno, ma una sorta di zavorra, una massa su cui stare fermi.
Ciò
produce blocchi particolarmente evidenti nei momenti di passaggio
fra inspirazione ed espirazione, ovvero nei trapassi delle due fasi
del ciclo respiratorio.
La espirazione viene ottenuta con un aumento della spinta degli
addominali sulla massa viscerale, che sblocca la contrazione del
diaframma, e l’aria espirata va a spingere violentemente contro la
laringe contratta.
Ovviamente, se nello stesso momento si vuole
produrre un suono, questa pressione di aria rappresenta un colpo
estremamente dannoso per le corde vocali.
La nota di attacco sarà dura e forzata a causa
sia della pressione dell’aria che della contrazione della laringe, l’attacco viene quindi duro e forzato,
ma è ingiusto ed inutile prendersela con le corde vocali...!
L’intervento della muscolatura intercostale
Se si utilizza con costanza una tecnica di controllo “statica”, il
diaframma tende ad “accorciarsi”, quindi, oltre a produrre una
espirazione molto rapida e ad alta pressione, tende ad avvicinare i
suoi margini e a comprimere, di conseguenza, la base del torace.
Per compensare questi effetti, viene spesso consigliato per
mantenere allargata la base della gabbia toracica durante la
espirazione, ma ciò tende a impedire un completo svuotamento dei
polmoni, che induce un erroneo senso di “fine fiato”, stimolando l’
“ingolfamento” causato da inspirazioni seguite ad espirazioni
incomplete.
Inoltre, si sostituisce ad una espirazione
naturale, che sarebbe totalmente elastica e senza sforzo, un sistema
di controllo che prevede la contrazione simultanea di diaframma,
addominali e intercostali! Ciò
aumenta
notevolmente la spesa energetica, e irrigidisce il torso e le
spalle.

2: “Sbadigliare mentre si canta”
Un’altra
indicazione tradizionale per la gestione del fiato, mentre si canta,
è quella di “sbadigliare”,
“aspirare”,
“risucchiare”,
l’aria che si sta espirando.
Certo, “aspirare
l’aria che si sta espirando”, può
sembrare un controsenso, però, almeno teoricamente, sembrerebbe una
buona idea: tutte le azioni consigliate, suggeriscono una azione di
tipo inspiratorio, che come abbiamo visto sopra, produce una
depressione
intratoracica.
Anche se sembra paradossale, si consiglia di
diminuire la pressione
del fiato espirato grazie ad una
movimento che produce una
depressione
all’interno della gabbia toracica.
È evidente che, rispetto al consiglio di “mantenere”
basso il diaframma, che è di tipo
statico, questi consigli sono di tipo
dinamico perché suggeriscono di
diminuire gli effetti di una azione contrapponendole una azione di
tipo opposto.
Le attuali conoscenze di anatomia e fisiologia generale, porta a
sconsigliare la prassi di mantenimento del diaframma in posizione e
all’intervento dei muscoli intercostali, e invece conferma la
correttezza fisiologica di prassi di controllo dinamiche.
Come è scritto sopra, il Metodo Base insegna a diminuire la
pressione espiratoria nello stesso modo, ma con piena consapevolezza
e padronanza.
Per quanto possa sembrare complicato, in realtà è alla
portata di tutti: basta saper riconoscere le funzioni del diaframma
che utilizziamo istintivamente ogni giorno!
Il Metodo
Base è quindi un percorso che, recuperando le indicazione della
didattica tradizionale più fisiologicamente corretta, spiega la
motivazione dei consigli tramandati, e, con esercizi semplici e
chiari, li rende più facilmente comprensibili e applicabili al
didatta e all’allievo di oggi.
Lo stress da prestazione
Il ciclo respiratorio ampio e fluido, in cui il diaframma, pur
lentamente, è sempre in movimento, può essere turbato per varie
esigenze:
�
Emotive, come la paura e l’ansia;
�
Fisiche, come uno sforzo violento quale quello necessario a
sollevare un grosso peso;
�
Di difesa delle vie aeree, come trattenere il fiato per non
inspirare lo smog del traffico;
�
Di difesa da una aggressione fisica, come quando cerchiamo di
prepararci a reggere un colpo violento diretto all’addome.
In tutte queste situazioni, il diaframma si blocca e gli sfinteri
principali si contraggono, trattenendo l’aria dentro i polmoni, in
modo da rendere il corpo più resistente ed autosufficiente.
Se, mentre cantiamo, blocchiamo il diaframma, richiamiamo
volontariamente al nostro istinto le condizioni di disagio sopra
esposte, e quindi ci poniamo in un atteggiamento psicofisico opposto
a quello desiderabile per affrontare, e vincere, lo stress da
prestazione.
"L’importanza di
un approccio multidisciplinare alla voce artistica”
del dott. Graziano
Brozzi*
Nel campo della voce artistica, cantata e parlata, nel corso di questi
ultimi anni si è sentita la necessità di un largo coinvolgimento di
professionisti di diversa formazione culturale, che si occupino,
all’unisono, dello studio e della risoluzione delle diverse problematiche
legate alle prestazioni vocali.
Se un tempo, accanto al Foniatra, specialista dedicato alle affezioni della
voce, operava solamente il Logopedista, per una presa in carico duale
dell’artista vocale, oggi questo non è più vero.
La buona prestazione di un cantante lirico o di un attore di prosa non è
determinata solamente da una appropriata vibrazione delle corde vocali,
magari supportata da una dote artistica innata, ma da un complesso di
funzioni ed apparati che, interagendo opportunamente tra di loro,
ottimizzano la prestazione artistica.
Sulla scorta di tali assunti, da circa dieci anni, nel Servizio Aziendale di
Audiologia e Foniatria dell’Ospedale di Spoleto, facente parte della ASL n.
3 dell’Umbria, del quale sono il responsabile, abbiamo cercato di
coinvolgere nel nostro lavoro diverse professionalità, qualora fosse emersa
l’esigenza di un approccio in team
al problema.
Ciò è dovuto fondamentalmente al fatto che i campi di competenza foniatrico-logopedico si sono ampliati enormemente per cui ci troviamo
attualmente a trattare, per esempio, delle malattie da reflusso
gastro-esofageo, di appannaggio dei gastroenterologi, o di malocclusioni
dentarie in collaborazione con gli ortodontisti.
Per la voce artistica, riferendoci in particolar modo a quella cantata,
lirica o moderna, si è ritenuto indispensabile collaborare in questa fase, a
supporto del Foniatra e del Logopedista, con il Posturologo, lo Pneumologo,
il Fisioterapista ed il Maestro di canto.
Tramite la collaborazione del Maestro di canto Dott. Alessandro Patalini,
consulente del nostro Servizio, ci è stata data l’opportunità di riscoprire
ed ampliare le conoscenze anatomo-fisiologiche riguardo al muscolo diaframma
nella verifica clinica interdisciplinare del «Metodo Base»; tale Metodo è
stato da lui ideato e proposto quale metodica didattica, in primo luogo
applicabile all’insegnamento del canto, ed estensibile inoltre ad altre
applicazioni di ordine riabilitativo, come dimostrano le nostre ricerche.
Non si può tuttavia sottovalutare l’importanza che la tecnologia assume nel
nostro ambito lavorativo ed in tal senso possiamo vantare una dotazione
all’avanguardia nel settore foniatrico che spazia dal
videostrobolaringoscopio all’MVDP, dal fonometro al pianoforte e quant’altro
occorra per un’accurata diagnostica.
Spoleto è stata definita la “Città del Bel Canto”, grazie alle sue due
famose istituzioni, il Festival dei Due Mondi ed il Teatro Lirico
Sperimentale; quale luogo migliore per
poterci dedicare in un Servizio di Foniatria alla voce cantata?
Il Dott. Graziano
Brozzi si è laureato presso l’Università degli Studi di Perugia nel 1977 e
specializzato, nella stessa Università, in Otorinolaringoiatria e Patologia
Cervico-Facciale nel 1980.
Ha conseguito la specializzazione in Foniatria all’Università degli Studi di
Ferrara nel 1985.Dal 1978 al 1990 ha prestato servizio presso l’Ospedale Regionale “G. Salesi” di
Ancona e dal 1990 lavora presso l’Ospedale “San Matteo degli Infermi” di
Spoleto, ASL n. 3 dell’Umbria, ove ricopre il ruolo di Responsabile dell’Unità
Operativa Aziendale di Audiologia, Foniatria e Otorinolaringoiatria Territoriale.
E’ autore di 43 pubblicazioni scientifiche, del poster
Topodiagnosi Audiologiche edito dall’Amplifon e co-autore del libro
Trattamento logopedico delle disfonie
infantili,
Milano, La Favelliana,
2006.
Email:
audiofoniatria@asl3.umbria.it
“Amici per la voce”
della dott.ssa Roberta Mazzocchi*
Stavo frequentando il Corso di Vocologia
Artistica a Ravenna, un’esperienza formativa
“ multietnica”
durante la quale logopedisti, medici e
cantanti
si trovano curiosamente insieme a
studiare e sperimentare sugli stessi banchi universitari…
Durante un laboratorio di
canto la “vittima immolata” questa
volta era per mia fortuna un cantante, al quale era stato richiesto
di cantare costretto a mantenere una
postura scomodissima ai limiti con la
tortura cinese…eppure, nonostante tutto, la sua voce in quel momento
mi ha letteralmente “ rapita”…sarà per la mia deformazione
professionale, ma mi sono detta: voglio conoscere la sua anima …così
è nata l’ amicizia con Alessandro!
La conoscenza reciproca ci ha donato una
ulteriore sorpresa: eravamo entrambi alla ricerca dell’anima della
voce ed allo stesso tempo di una modalità pedagogica per poter
lavorare sui nostri pazienti/allievi, che non si aggrappasse solo ad
eserciziari o metafore, ma che fosse tangibile, propriocettiva, che
arrivasse ad un “apprendimento attivo”, non ad un condizionamento
operante secondo la consolidata relazione
terapeuta/maestro.
Così abbiamo deciso di partire dalla fisiologia,
chiedendo approfondimenti ai colleghi fisioterapisti i quali ci
hanno spalancato le porte sul mondo della posturologia, spesso così
misconosciuto a chi si occupa di voce.
Souchard e Mezières hanno anche aperto
le nostre menti e fornito le fondamenta
per le nostre intuizioni: “ IL DIAFRAMMA era l’ANIMA della VOCE” che
stavamo cercando, ma non “ il diaframma
“ come l’avevamo sempre pensato, cioè quel
“ muscolo che facendo gonfiare la pancia serve
a respirare, parlare e cantare meglio
“, ma veramente come “ il CARDINE EGEMONICO”
dell’equilibrio di tutto il nostro
corpo e dei nostri sentimenti più profondi.
Come tutti i cardini deve potersi snodare in
due direzioni per far aprire e chiudere una porta, deve essere
elastico, ben oleato per potersi muovere con libertà, deve infine
essere messo in piano
perché la porta
“ non penda “ e non “ si incastri “ da
qualche parte.
Da questi presupposti sono partiti
nostri studi, cercando una
coordinazione e propriocezione
PNEUMO-FONICO-POSTURALE che
accompagnasse l’allievo alla coscienza di sé, una coscienza che
permetta di affrontare la vita con i suoi “alti e bassi “ senza
permetterle
di “ toglierci il respiro”. La prima riflessione comune è stata
quella di aver capito che per troppo tempo avevamo educato il nostro
“ cardine principe”, cioè il diaframma, ad andare prevalentemente in
una direzione, cioè verso il basso,
ed avevamo toccato con mano le conseguenze negative estremizzate
come la retrazione diaframmatica causa di
squilibri posturali ( come
l’iperlordosi lombare e l’accorciamento del legamento centrale) e di
frequenti disturbi digestivi ad essa associati.
In questo calderone di squilibri, tutti gli
stress, le arrabbiature, le ansie quotidiane, non facevano altro che
continuare a bloccare e sollecitare il
nostro “ cardine/diaframma” in un'unica
posizione: quella inspiratoria.
Per tal motivo il Metodo Base ha cercato una
via per trovare l’elasticità diaframmatica in tutte le direzioni,
attraverso la propriocezione delle catene muscolari ad esso
correlate, mentre la mia
ricerca logopedica si è indirizzata
verso una propriocezione/stimolazione diaframmatica funzionale, che
tenti di affrontare problematiche come il reflusso non tanto da un
punto di vista
“
medico/farmacologico”, ma eutonico/fisiologico.
I dati positivi delle prime sperimentazioni sia
sul Metodo Base portate avanti da Alessandro, sia sul miglioramento
del reflusso grazie al protocollo di esercizi specifici che applico
io con i miei pazienti, ci incoraggiano entrambi a proseguire la
sfida di un approccio nuovo alla meccanica diaframmatica.
…Anche perché i nostri allievi cantano meglio
e con meno fatica, hanno sospeso i farmaci antireflusso e
riacquistato il piacere edonistico del cibo…hanno
soprattutto riacquistato il piacere di guardarsi dentro l’anima e
ritrovarsi nella propria voce…!
* Roberta
Mazzocchi,
laureata in logopedia e
specializzata in terapia della voce artistica, ha approfondito le
competenze nell’ambito della voce artistica frequentando il
CORSO
di ALTA FORMAZIONE
in VOCOLOGIA ARTISTICA
conseguito nell’anno accademico 2006/2007 a
Ravenna.
Dal 1993
lavora presso il servizio di Audiologia e Foniatria dell’ospedale
di Spoleto.
E’
Professore a
contratto
della materia:
“Discipline
dello spettacolo” presso il corso di laurea in Logopedia di
Perugia dove tiene anche numerosi seminari durante l’anno
accademico; è
Tutor di tirocinio del medesimo corso.
Relatore
a numerosi congressi, corsi di aggiornamento e di specializzazione,
tiene corsi di aggiornamento accreditati
per Logopedisti sulle DISFONIE con la Med Learning di Roma.
E' autrice di diverse pubblicazioni riguardanti la voce parlata e
cantata e di un piccolo manuale riguardante “ Il trattamento
logopedico delle DISFONIE INFANTILI ( ed. La Favelliana 2006 ), Da
diversi anni collabora in modo stabile all’ interno del M.O. di
Audiologia e Foniatria, con il
Teatro Lirico Sperimentale
di Spoleto, tenendo
lezioni teorico-pratiche.
Collabora con“ Umbriaincanto”
percorsi alternativi sulla voce (http://www.umbriaincanto.it)
tenendo dei seminari ed offrendo consulenze logopediche. Dal 2008
tiene lezioni teorico-pratiche presso il conservatorio “Briccialdi “
di Terni.
Email:
audiofoniatria@asl3.umbria.it
F. Fussi, S. Magnani, L’Arte Vocale, pag. 31
F. Fussi, La respirazione costo-diaframmatica nel canto,
F. Fussi, La respirazione costo-diaframmatica nel canto,
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