PER CANTANTI E ATTORI

METODOBASE - Respirazione

Alcuni approfondimenti sul diaframma

Le funzioni del diaframma

Il diaframma, grazie alle sue grandi dimensioni ed alla sua posizione di assoluta centralità rispetto al corpo umano, non assolve soltanto alla funzione respiratoria, ma anche ad altre funzioni di fondamentale importanza per la vita: la funzione circolatoria, quella digestiva e quella statico-posturale.

Non è questa la sede per scendere ulteriormente in dettaglio su tali argomenti, ma è importante considerare che quanto più numerose sono le funzioni di un muscolo, tanto più frequenti sono le occasioni in cui è necessario contrarlo. Di conseguenza, diventano maggiori le probabilità in cui tale muscolo ha difficoltà a rilasciarsi.

Anche se può essere difficile riuscirci, è necessario mantenere un muscolo tanto importante in buona salute, elastico e duttile.

 

L’elasticità del diaframma

Nella sua incessante e ciclica attività di contrazione e rilascio (che danno luogo, come scritto nelle pagine sulla respirazione naturale, ad inspirazione ed espirazione), il diaframma è costantemente in movimento e la sua capacità di rispondere alle esigenze respiratorie dipende dalla sua elasticità. L’elasticità di un muscolo viene misurata confrontando la condizione di massima contrazione e la condizione di massimo rilascio.

Ci sono vari motivi per cui il diaframma tende a mantenersi contratto e quindi a limitare il proprio rilascio: oltre al fatto che stando in piedi per il diaframma è più facile scendere che salire (e quindi è più facile inspirare che espirare), va ricordato che il diaframma si contrae energicamente (anche se per pochi istanti) ogni volta che compiamo uno sforzo violento, quando proviamo delle emozioni intense e, in generale, in tutte le situazioni emotivamente o fisicamente stressanti.

Dopo queste situazioni di emergenza, tutto dovrebbe tornare all’equilibrio iniziale, ma, dato che è più facile contrarre un muscolo che rilasciarlo (come sanno tutti coloro che prima o poi hanno avuto bisogno di un massaggio per sciogliere i propri muscoli), se non badiamo a favorire un ottimale rilascio, ogni volta che contraiamo il diaframma, rischiamo che esso resti un po’ contratto.

Anche l’età e la postura hanno una profonda influenza sul diaframma: col passare del tempo le fibre di tutti i muscoli del corpo umano tendono ad accorciarsi quindi il diaframma resta corto e basso.

Senza un corretto allineamento della colonna vertebrale, inoltre, il diaframma tende più facilmente a scendere che a risalire (e l’addome a dilatarsi anziché a rientrare!).

 

Le conseguenze di una perdita di elasticità del diaframma

Perdendo elasticità il diaframma si mantiene contratto e non si rilascia, non risale nella gabbia toracica ed i polmoni non si svuotano, quindi la espirazione tende ad essere incompleta.

Se i polmoni non vengono svuotati da una buona espirazione, non c’è posto per nuova aria e la inspirazione viene avvertita come inadeguata alle esigenze respiratorie, provocando il senso di una fame d’aria che non può certo essere soddisfatta aumentando la contrazione del diaframma, perché questo muscolo è già contratto, né pretendendo di espandere ulteriormente i polmoni, che non possono riempirsi se non vengono svuotati!

La perdita di elasticità del diaframma porta conseguenze negative in diversi ambiti collegati al canto.

A livello laringeo, la forte e costante pressione che il diaframma esercita sui visceri stimola la contrazione dello sfintere gastrico, la cosiddetta bocca dello stomaco che, per un riflesso spontaneo, viene seguito anche dallo sfintere laringeo, quindi la gola si chiude e le corde vocali si trovano a vibrare in un ambiente rigido e contratto.

Anche a livello gastrico possono nascere problemi che riguardano direttamente il canto. Il diaframma è a stretto contatto con lo stomaco e avvolge il punto in cui stomaco si congiunge all’esofago(il tubo per cui il cibo passa dalla bocca allo stomaco), impedendo che il contenuto dello stomaco (cibo e succhi gastrici) risalga nell’esofago verso la bocca.

Se il diaframma resta contratto, lo stomaco, che tramite l’esofago è “appeso” in alto (e quindi non può essere spostato verso il basso come gli altri visceri), tende ad allargare le fibre del diaframma che dovrebbero impedire la risalita dei succhi gastrici, e finisce per trovarsi parzialmente sopra al diaframma. Da ciò deriva la tendenza al reflusso gastroesofageo e all’ernia iatale.

A livello posturale le conseguenze di un mancato rilascio del diaframma possono essere molto importanti. Dato che le fibre del diaframma sono connesse alla parte lombare della colonna vertebrale e che il sistema sospensore del diaframma collega il centro frenico alla zona cervicale, la contrazione del diaframma traziona in avanti queste due parti della colonna vertebrale, che tendono ad assumere una forma eccessivamente arcuata, che viene definita iperlordosi.

Ogni disequilibrio posturale della curva cervicale si ripercuote direttamente sulle cavità di risonanza, pregiudicandone la rilassatezza e mobilità. 

 

Disequilibrio neuromuscolare del diaframma

La tenuta in contrazione forzata di un muscolo per troppo tempo (non un lavoro armonico di contrazione-decontrazione che ogni muscolo dovrebbe seguire) determina una modificazione qualitativa del muscolo stesso.

Tale modificazione consiste nel fatto che le fibre muscolari si riducono in percentuale a favore del numero di cellule fibrose. Questa modificazione si ritiene sia la risposta naturale adattativa del corpo alla richiesta di un continuo irrigidimento di un muscolo. In pratica la natura dice: se questo muscolo ti serve sempre contratto, cioè corto e rigido, io man mano te lo rendo corto e rigido in modo che tu non debba più sforzarti.

Il lavoro di un muscolo dovrebbe tendere sempre ad usare TUTTA la sua capacità di escursione. Cioè la contrazione deve essere graduale dalla posizione di riposo fino al massimo accorciamento e il rilassamento deve riportare il muscolo alla lunghezza originale. Un allenamento per la "massa" (come fanno nel nostro esempio i culturisti) esercita  il muscolo solo per alcuni centimetri di contrazione (da una contrazione lieve fino ad una massimale di solito...) il che gonfia il muscolo, ma lo rende anelastico e debole. 

Questo paragrafo è estratto dal contributo della Dott.ssa L. Finamore, neurologo,  Roma.

 

Ritrovare la postura “neutra” del diaframma

Per ritrovare progressivamente un’ottimale funzionalità respiratoria, è bene che prima di cercare una energica contrazione del diaframma, questo muscolo sia messo in condizione di giungere ad un completo rilascio, risalendo fino ad una posizione più alta di quella gradualmente assunta con il sedimentarsi di occasioni di incompleto rilascio.

Ciò si ottiene imparando a svuotarsi completamente grazie all’aiuto della muscolatura addominale utilizzata come accessorio della espirazione. Rilassando e riportando in una postura corretta il diaframma, il cantante avverte subito la possibilità di una inspirazione più profonda, un piacevole rilassamento della gola e la possibilità di migliorare la postura del collo e della schiena.

 

La inspirazione profonda e posteriore

Se il diaframma si contrae a seguito di un ottimale rilascio, la azione inspiratoria inizia con la contrazione della sua parte vertebrale, o pilastri del diaframma. È per questo che spesso una buona inspirazione viene avvertita a livello lombare, senza che lo spostamento dei visceri sia troppo evidente. Al contrario, se si inspira senza aver prima ben rilasciato il diaframma, la inspirazione coinvolge soprattutto la parte più anteriore del diaframma (quella attaccata  alle costole ed allo sterno) e si può notare un movimento dei visceri molto evidente.

ARGOMENTI